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"Ore di lavoro degli uffici inutili e buttate via". Così Boiardi commenta il Piano di sviluppo presentato dalla Provincia: "oltre ad essere un contenitore vuoto di programmi e progetti, non è necessario dal momento che l’Ente ha un controllo di gestione preposto agli obiettivi del Piano. Dopo l’analisi dell’economia americana e qualche traccia della situazione piacentina, ci si aspetta almeno uno dei cosiddetti progetti bandiera proclamati in campagna elettorale. Si presenta invece un piano di verifica delle risorse dell’Ente per stabilire la fattibilità delle Linee di mandato, dopo averle già approvate dalla maggioranza in consiglio. Prima si promettono le azioni, poi si cerca se ci sono i finanziamenti. E’ una sovrapposizione inutile in un momento in cui serve rapidità di azioni. Siamo in una situazione straordinaria di crisi, servono azioni straordinarie. Dare 15mila euro alla Famiglia Piasenteina o spargere a pioggia i contributi oggi mi sembra fuori luogo, quando una serie innumerevole di piccole aziende non riesce a pagare gli stipendi ai propri dipendenti".
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L’assessore Paparo ha vantato "il boom" della formazione professionale per i giovani con i corsi che sono raddoppiati rispetto a prima. Bene, è proprio questo il punto. Questa Amministrazione sta spingendo i giovani dalle scuole superiori verso la formazione professionale, evitando di impegnarsi a fondo per contrastare la dispersione scolastica perché comunque ci sono gli enti di formazione ad accogliere gli studenti che non vogliono più andare a scuola. Il fatto è che questi corsi sono finanziati attingendo all'asse del Fondo Sociale Europeo che si chiama "Occupabilità", lo stesso asse che finanzia gli interventi per chi ha perso il lavoro o per i disoccupati che non lo trovano. Ogni corso costa circa 110.000 euro.
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Le centrali nucleari oggi esistenti nel mondo rappresentano il 6% della produzione totale di energia. Parlare di centrali nucleari oggi porta immediatamente il pensiero a due grandi spartiacque, uno mondiale e un altro italiano: quello mondiale è certamente il grave disastro di Chernobyl del 1986, che ancora adesso sta manifestando i suoi effetti di morte, di sofferenza e di drammatica limitazione della qualità di vita di tanti cittadini bielorussi. Dopo quell’incidente così terribile, la costruzione di centrali nucleari, cresciuta esponenzialmente fra il 1965 e il 1985 fino a raggiungere il numero di circa 450, si bloccò a quel livello, al quale è tuttora ferma, se si eccettua qualche nuova centrale in Cina e nell’Est asiatico, mentre molte delle prime centrali realizzate sono ormai giunte alla fine del loro ciclo di vita.
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In un’epoca, come questa di crisi, che ha generato nuove incertezze e nuove paure, la rincorsa a soluzioni “brevi” di “corto respiro” tendenti a tamponare gli eventi invece che cambiarli, non può dare frutto. E’ la stessa differenza che passa dalla gestione “amministrativa” (calata sulla quotidianità) a quella politica (indirizzata al futuro); entrambe indispensabili ma mentre la prima affronta obiettivi di breve periodo, l’altra deve pensare al lungo periodo.
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